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La ricerca della bellezza è un istinto primario, una bussola silenziosa che ha sempre orientato il mio lavoro e il mio modo di osservare il mondo. È da questa tensione naturale che nasce l’attrazione empatica verso quei creativi che hanno fatto della bellezza una pratica quotidiana, uno scopo di vita, riconoscendone il valore educativo e culturale, oltre che umano.
L’incontro con l’opera di Pietro Porcinai ha rappresentato una soglia. Studiarla e documentarla ha significato entrare in una dimensione nuova, dove la sensibilità estetica e la profonda conoscenza botanica si intrecciano fino a diventare un unico linguaggio. Un’esperienza che ha ampliato, in modo inatteso e radicale, la consapevolezza della mia passione per il paesaggio e per il mondo vegetale, portandola a una profondità che non avevo mai esplorato prima.
Il paesaggio fiorentino custodisce una costellazione di luoghi di rara intensità: giardini minuti e raccolti, grandi spazi che si dilatano fino a fondersi con il territorio circostante. Luoghi capaci di generare quiete, di rallentare il pensiero e favorire una riflessione più profonda. Ho attraversato molti dei giardini progettati da Porcinai nelle prime ore del mattino, quando la luce dell’alba, ancora incerta e misurata, restituisce alla vegetazione e al paesaggio una chiarezza essenziale, quasi rivelatrice.
Durante queste visite, agli aspetti più intimi e spirituali dell’esperienza si è affiancata una sensazione persistente di sospensione temporale. I giardini di Porcinai sembrano sottratti all’urgenza del presente, abitano una dimensione in cui il tempo si dilata e si fa silenzioso. Se mi fosse possibile immaginare luoghi proiettati in un futuro possibile, vorrei che conservassero proprio queste qualità: la capacità di attraversare il tempo e di suscitare lo stesso brivido sottile, profondo, che ancora oggi emanano i suoi giardini.”
Alessio Guarino